Il decreto n° 2026-829 del 28 agosto 2026 cambia le regole per chiunque intervenga su linee di siepi in contesti agricoli o paesaggistici. Unificando fino a tredici regolamenti precedentemente distinti sotto un regime di dichiarazione o autorizzazione unica, questo testo riconfigura le pratiche di gestione a livello di parcella. L’agricoltura sostenibile e la progettazione paesaggistica non sono più due logiche parallele: ora condividono un quadro giuridico comune che impone di considerare simultaneamente produzione, biodiversità e struttura del paesaggio.
Regime unico della siepe: cosa modifica il decreto n° 2026-829 per i progettisti
Prima di agosto 2026, distruggere una siepe comportava di incrociare procedure relative al codice dell’ambiente, al codice rurale, alle regole PAC e talvolta alla normativa locale urbanistica. Questa sovrapposizione scoraggiava la messa in conformità e rendeva difficili i controlli.
Il regime unificato introdotto dalla legge di orientamento agricolo del 24 marzo 2025 e operativizzato dal decreto del 28 agosto 2026 si basa su un principio chiaro: ogni distruzione autorizzata deve essere compensata da una linea almeno equivalente, accompagnata da funzionalità ecologiche comparabili.
Questa obbligazione di compensazione funzionale va oltre il semplice rapporto metrico. La linea ripiantata deve svolgere ruoli comparabili in termini di corridoio biologico, barriera al vento o filtrazione delle acque di scorrimento.
Per i professionisti del paesaggio e gli agricoltori, la conseguenza diretta è una maggiore anticipazione dei progetti. Un cantiere di accorpamento o di ampliamento di edifici agricoli richiede ora un dossier unico, presentato in anticipo, che integri la diagnosi della linea esistente e il piano di ripiantumazione. Le risorse disponibili su agriculture-et-paysage.fr consentono di incrociare le dimensioni agronomiche e paesaggistiche di questi progetti, il che diventa necessario sotto questo nuovo quadro normativo.

Indicatori paesaggistici del regolamento europeo sulla restaurazione della natura
Il regolamento europeo sulla restaurazione della natura pone gli ecosistemi agricoli al centro delle sue obbligazioni. Gli Stati membri hanno presentato i loro progetti di piani nazionali, e gli indicatori selezionati mirano direttamente alla struttura paesaggistica delle aziende agricole.
Tre indicatori devono mostrare una tendenza al rialzo (almeno due su tre):
- L’indice delle farfalle di prateria, che riflette la qualità degli habitat semi-naturali mantenuti all’interno delle parcelle agricole e delle loro bordure.
- Il stock di carbonio organico dei suoli minerali coltivati, direttamente legato alle pratiche di copertura vegetale, rotazione e lavorazione del suolo.
- La percentuale di terre agricole occupata da elementi paesaggistici favorevoli alla biodiversità (siepi, stagni, fasce erbose, alberi isolati).
Questo terzo indicatore è quello che riguarda più direttamente le professioni del paesaggio. Non si tratta più di progettare spazi verdi disconnessi dalla produzione, ma di concepire infrastrutture agroecologiche integrate nel parcella. La progettazione paesaggistica diventa un leva di conformità normativa per le aziende agricole, non un semplice servizio estetico.
Disallineamento tra obbligazioni e attuazione
Molti Stati membri hanno presentato piani preliminari considerati incompleti dalla Commissione europea. Il calendario di messa in conformità crea una tensione tra gli obiettivi dichiarati e i mezzi tecnici mobilitati sul campo. Gli studi tecnici e i paesaggisti hanno interesse a posizionarsi fin da ora sul supporto delle diagnosi paesaggistiche richieste da questi piani, prima che i capitolati d’oneri si irrigidiscano.
Progettazione degli edifici agricoli e integrazione paesaggistica
Gli articoli di grande pubblico trattano raramente del legame tra architettura agricola e qualità paesaggistica. Gli edifici di allevamento, i magazzini e le unità di digestione anaerobica modificano tuttavia la percezione di un territorio tanto profondamente quanto l’ampliamento delle parcelle o la rimozione delle siepi.
Un edificio agricolo mal posizionato può frammentare un corridoio ecologico tanto quanto un disboscamento. L’orientamento, la volumetria, la scelta dei materiali di rivestimento e la gestione dei dintorni (canali vegetati, piantagioni schermanti) richiedono un lavoro congiunto tra architetto, paesaggista e agricoltore.
La tendenza all’ampliamento delle aziende agricole amplifica questo fenomeno. Strutture sempre più voluminose compaiono in paesaggi storicamente composti da piccole unità costruite. Senza prescrizioni paesaggistiche nei documenti urbanistici locali, la coerenza visiva ed ecologica del territorio si degrada rapidamente.

Vegetalizzazione dei dintorni e gestione delle zone tampone
Le zone tampone attorno agli edifici agricoli svolgono diverse funzioni quando sono correttamente dimensionate: filtrazione delle acque piovane cariche di sostanze organiche, riduzione dell’impatto visivo, mantenimento di un microclima favorevole agli ausiliari della coltivazione. La piantumazione di siepi multistrato in periferia del sito, combinata con canali erbosi, costituisce una risposta tecnica collaudata.
La gestione di questi spazi non può essere pensata nella fase finale del progetto. I progetti più riusciti integrano il piano paesaggistico sin dalla bozza architettonica, e non come un rivestimento dell’ultimo minuto imposto dall’istruzione del permesso di costruire.
Mantenimento delle siepi e rete bocagere: arbitrati tecnici a livello di parcella
La rete bocagere non si riassume in una linea di vegetali lungo il confine del campo. La sua funzionalità dipende da parametri precisi: larghezza dell’area radicale, diversità degli strati vegetali e continuità della linea su più parcelle.
Una siepe monospecifica di tuie non offre nessuna delle funzioni ecologiche che ci si aspetta dal regime unico della siepe. La compensazione normativa richiede funzionalità comparabili, il che orienta verso essenze locali, siepi a tre strati (arborea, arbustiva, erbacea) e una gestione differenziata della manutenzione.
La decisione a livello di parcella è spesso delicata. Rimuovere un tratto di siepe per facilitare il passaggio di una macchina da raccolta può sembrare insignificante, ma interrompe un corridoio utilizzato da impollinatori e predatori di parassiti. Il costo agronomico di questa interruzione (aumento della pressione parassitaria, erosione eolica aumentata) supera spesso il guadagno logistico previsto.
I piani di gestione bocagere a livello comunale o intercomunale offrono un quadro pertinente. Consentono di ragionare sulle rimozioni e sui ripiantamenti a un livello coerente con i movimenti della fauna e la dinamica idrica del bacino, piuttosto che parcella per parcella.
L’agricoltura sostenibile e la progettazione paesaggistica convergono ora attorno a obbligazioni misurabili. Il quadro normativo non lascia più scelta tra produzione e paesaggio: gli indicatori europei, il regime unico della siepe e le esigenze di integrazione degli edifici agricoli impongono un approccio integrato. I professionisti che padroneggiano questa doppia competenza, agronomica e paesaggistica, hanno un netto vantaggio operativo negli anni a venire.



